(Credit NASA)
NEWS SPAZIO :- Restiamo con il naso all'insù e con gli occhi puntati alla Luna. Sì perché il programma Artemis ci promette un ritorno sul nostro satellite con una modalità che sembra poco di moda oggi, ma che è l'unica che può darci un futuro. Parlo della collaborazione internazionale, la stessa che ha portato alla realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale e che ha avviato il nuovo programma di esplorazione umana verso la Luna ed oltre.
Perché Artemis è un programma Internazionale, sebbene sia guidato dalla NASA
(Credit NASA)
Un elemento fondamentale di questo programma è la realizzazione della 1° stazione spaziale internazionale in orbita intorno alla Luna, stazione che abbiamo chiamato Lunar Gateway, il pilastro fondamentale dell'architettura di Artemis.
E cosa importante per noi, alcuni suoi moduli sono stati costruiti in Italia, a Torino da Thales Alenia Space (la joint venture tra Thales e Leonardo). Il primo di questi è HALO (Habitation And Logistics Outpost) il modulo centrale di controllo ed abitativo. Trovate una sua descrizione in questo post del 2020, in cui davo notizia della formalizzazione degli accordi internazionali per la sua realizzazione
Inizialmente il suo lancio era programmato per il 2023 a bordo di un Falcon Heavy. Ma è ancora sulla Terra ed il suo futuro ed il futuro dell'intero Gateway è piuttosto incerto.
Marzo 2026 (poche settimane fa). Jared Isaacman, amministratore capo NASA da pochi mesi, sale su un podio al Kennedy Space Center e ridisegna il futuro del programma di esplorzaione lunare.
Non è un annuncio tecnico di routine, piuttosto una revisione strategica che tocca ogni missione da qui al 2030, e che mette in discussione un progetto su cui l'agenzia e i partner internazionali stanno lavorando da quasi un decennio: il Lunar Gateway viene messo da parte. Non è ufficialmente cancellato, ma svuotato della sua funzione centrale. Un annuncio bomba, avvenuto peraltro senza una preventiva consultazione con i partner internazionali del programma Artemis.
Il Gateway nasce concettualmente attorno al 2017-2018 come infrastruttura portante del programma Artemis. Invece di andare direttamente sulla Luna come nell'Apollo, l'idea era costruire prima una piccola stazione spaziale in un'orbita speciale chiamata NRHO (Near-Rectilinear Halo Orbit, nelle vicinanze del punto lagrangiano L2 del sistema Terra-Luna), con apogeo a circa 70.000 km e perigeo a circa 3.000 km dalla superficie lunare.
Si tratta di un'orbita polare, eccentrica, gravitazionalmente stabile, con quasi continuità di comunicazioni con la Terra e accesso ottimale al polo sud lunare.
(Credit ESA)
Caratteristica importante è che richiede pochi aggiustamenti orbitali per mantenere stabilmente in orbita una struttura.
Il suo periodo orbitale intorno alla Luna è di circa 7 giorni.
Da lì, i lander sarebbero poi scesi sulla superficie e risaliti per ricongiungersi con gli astronauti in orbita, un po' come come il modulo lunare LEM si ricongiungeva con il Command Module nell'Apollo (ma da una quota molto più alta).
Il progetto del Gateway prevede cinque moduli, per circa 40 tonnellate totali, costruiti in partnership internazionale: NASA, ESA, JAXA, CSA
(Credit ESA–A. Brancaccio)
Questa stazione Lunare non sarebbe stata abitata in modo permanente — soggiorni di 1-3 mesi ogni anno o due — ma avrebbe funzionato come base logistica, piattaforma scientifica e punto di transito per le missioni lunari (ed in prospettiva come possibile trampolino verso Marte).
Il primo modulo realizzato è stato proprio HALO, derivato dalla navicella cargo Cygnus di Northrop Grumman, 7 metri di lunghezza e 3 di diametro, porte di attracco assiali e radiali, sistemi di supporto vitale, avionica e strumenti scientifici per la misura delle radiazioni nello spazio profondo.
Come ho scritto, HALO è stato realizzato a Torino. Ed il 1° aprile 2025 HALO arriva negli Stati Uniti, all'aeroporto Phoenix-Mesa Gateway in Arizona, per raggiungere lo stabilimento Northrop Grumman a Gilbert dove avrebbe dovuto completare l'allestimento finale.
Emergono però delle complicazioni. Durante le ispezioni vengono trovati segni di corrosione sulla struttura metallica di HALO. L'ESA avvia un'indagine, identifica la causa in una combinazione di fattori legati al processo di forgiatura e al trattamento superficiale. Thales Alenia Space minimizza, parla di "comportamento metallurgico noto", cita precedenti simili sull'ISS, e dichiara che il problema sarà risolto entro il terzo trimestre del 2026.
Un secondo modulo Il modulo I-HAB dell'ESA (il modulo abitativo vero e proprio) anch'esso realizzato a Torino ma non ancora spedito negli Stati Uniti, mostra la stessa problematica, sebbene in forma più lieve.
Isaacman però alla prima occasione pubblica utile dice una cosa molto diversa: non è sicuro che esista un approccio deterministico alla riparazione. I tempi potrebbero slittare oltre il 2030, in netto contrasto con quanto dichiarato dagli europei.
Due parole per introdurre Jared Isaacman. Non è un burocrate spaziale di carriera, è il fondatore di Shift4 Payments, imprenditore miliardario, pilota militare certificato ed astronauta privato. Ne abbiamo parlato qui
descrivendo le sue missioni Inspiration 4 e Polaris Down. E proprio durante quest'ultima missione, Isaacman è stato il primo civile ad aver condotto una passeggiata spaziale, nel settembre 2024.
La sua nomina come amministratore capo della NASA è stata fortemente voluta dall'amministrazione Trump, e segna un forte cambio di paradigma: meno gestione per comitati, più orientamento operativo e commerciale.
Come ho ricordato nel precedente post, la conferenza stampa del 27 febbraio 2026 ha ridisegnato le prossime missioni Artemis. E' stata la prima grande dichiarazione strategica della nuova gestione del nuovo amministratore NASA.
I punti chiave sono netti: accelerare la cadenza delle missioni Artemis, standardizzare la configurazione SLS per ridurre i rischi di sviluppo, e — la svolta più importante — spostare il focus dell'esplorazione lunare dalla stazione orbitale alla superficie.
Quindi, il Gateway come nodo centrale dell'architettura lunare viene soppiantato dall'obiettivo di costruire infrastrutture direttamente al suolo.
A marzo 2026 arriva poi la conferma formale: il Lunar Gateway viene accantonato come progetto prioritario. La NASA dichiara di voler studiare se gli elementi già costruiti — HALO in primis — possano essere riutilizzati per la futura base sulla superficie lunare. Ma non c'è ancora molto oltre questo, nessuna certezza, né piani concreti.
Tutto questo ovviamente non ha fatto piacere ai partner internazionali di Artemis, ESA, JAXA e CSA hanno investito anni di lavoro e centinaia di milioni nel Gateway. Vi sono accordi di collaborazione in essere ed impegni contrattuali reali sull'uso del Gateway. Sono ovviamente in corso dialoghi e trattative.
Altro grosso punto, squisitamente politico. Il bilancio federale NASA. Lo scorso anno l'amministrazione Trump aveva presentato una proposta di bilancio per l'ente spaziale americano diminuita del 24%, da 24,8 a 18,8 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2026.
Proposta poi rifiutata dal Congresso.
Quest'anno, lo scorso 3 aprile (mentre Artemis II era in volo), l'amministrazione Trump ha nuovamente ripresentato un taglio del bilancio NASA, richiedendo un budget di 18,8 miliardi di dollari (come l'anno precedente). Da quello che ho letto, i 2,6 miliardi assegnati dal Congresso al Gateway restano formalmente nel budget, ma la nuova proposta consentirebbe alla NASA di riallocarli per altri scopi (inclusa la base lunare).
Non voglio dilungarmi sugli aspetti politici - anche se poi è proprio la politica che prende le decisioni - ma dalle prime audizioni del Congresso sembra che anche questa proposta di tagli non verrà accettata.
La situazione come avete visto è complicata. Aggiungiamo anche le "incertezze" nelle tempistiche sulla disponibilità effettiva dei lander lunari commerciali di SpaceX e di Blue Origin.
E caliamo il tutto nei delicati rapporti tra stati nell'attuale situazione geopolitica internazionale.
Andiamo tutti a caccia di un po' di sano buonsenso!
Stay tuned!
Fonte dati, NASA, ESA.




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