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martedì 15 settembre 2020

Individuata da uno studio internazionale la presenza di fosfina nelle nubi dell'alta atmosfera di Venere, sulla Terra è prodotta da processi biologici

(Credit MIT)

NEWS SPAZIO :- La ricerca della vita oltre la Terra si sta concentrando negli ultimi anni su Marte, ed a ragione, per la progettazione delle prime missioni umane di esplorazione.

Questa volta però è il pianeta Venere ad attirare l'attenzione. Sì, perché un gruppo internazionale di scienziati ha individuato la presenza di molecole di una particolare sostanza nella sua atmosfera.

Si tratta della fosfina, un gas altamente tossico. Da noi sulla Terra tutta la fosfina è prodotta da microorganismi, cioè da forme di vita. Ecco quindi che questo gas è ritenuto associato alla vita. Ma non è considerato una prova certa. Procediamo con ordine.

mercoledì 11 dicembre 2019

Trovati per la 1° volta zuccheri all'interno di meteoriti, un passo avanti nel mistero della vita?

(Credit Yoshihiro Furukawa)

NEWS SPAZIO :- Un team internazionale di scienziati ha trovato per la prima volta la presenza di zuccheri all'interno di alcuni meteoriti, molecole essenziali alla vita (come noi la conosciamo).

La nuova scoperta si aggiunge alla crescente lista di composti biologicamente importanti che sono stati trovati nei meteoriti, a supporto dell'ipotesi che le reazioni chimiche negli asteroidi, i corpi celesti "genitori" di molti meteoriti, possano produrre alcuni degli ingredienti per lo sviluppo della vita.
In tal caso, il bombardamento di meteoriti nel passato del nostro Pianeta potrebbe aver contribuito allo svilupparsi della vita fornendo una serie di elementi indispensabili.

lunedì 16 ottobre 2017

Bacino Eridania, un nuovo ambiente favorevole alla vita nell'antichità di Marte

(Credit NASA/JPL-Caltech/MSSS)

NEWS SPAZIO :- La foto qui in alto ci mostra un particolare del bacino Eridania nell'emisfero Sud di Marte.

Uno studio internazionale pubblicato recentemente sulla rivista Nature Communications ha avuto come oggetto molte osservazioni effettuate dalla sonda orbitale NASA MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) proprio in questa regione Marziana.

Sono state scoperte prove di antichi depositi idrotermali che potrebbero offrire indicazioni significative sull'origine della vita nel nostro Pianeta.

Secondo gli studiosi questi antichi depositi si sono formati da acqua, riscaldata da processi vulcanici attivi in una parte della crosta del pianeta, che è andata ad occupare il fondo di un grande mare, moltissimo tempo fa.

giovedì 9 aprile 2015

Un Sistema Solare "immerso" nell'acqua

(Credit NASA)

NEWS SPAZIO :- Tutti noi abbiamo ben chiaro il valore dell'acqua, per la nostra esistenza e per la vita in generale. Il nostro Pianeta è chiamato il Pianeta Azzurro per via dell'enorme presenza di questo fondamentale elemento.

E man mano che come specie ci avventuriamo fuori dai confini del nostro mondo per esplorare con tutti i mezzi possibili ciò che abbiamo intorno, ecco che l'acqua fa la sua comparsa anche in luoghi sorprendenti.

E' l'acqua in forma liquida che cerchiamo in lontani mondi come presupposto indispensabile per poter ipotizzare una qualche forma di vita.

Ed il nostro Sistema Solare sembra letteralmente brulicare d'acqua.

lunedì 9 marzo 2015

I mattoni del nostro DNA nelle profondità dello spazio?

(Credit NASA/Dominic Hart)

NEWS SPAZIO :- Inseguire indizi ed intuizioni sulla possibile evoluzione della vita sulla Terra è materia affascinante e complessa. Scienza allo stato puro.

Sono davvero affascinato dalla notizia che ho letto un paio di giorni fa e che vi propongo in questo post. Forse perché fornisce un collegamento tra lo spazio e la parte più intima e qualificante della vita, cioè le lunghe molecole di DNA, il nostro "programma genetico" scritto ancora non si sa dove e come.

Per la prima volta infatti un gruppo di ricerca NASA ha riprodotto in laboratorio condizioni simili allo spazio profondo ed ha scoperto che un campione di ghiaccio contenente pirimidina esposto alla radiazione ultravioletta ha prodotto i componenti del nostro DNA.

mercoledì 16 luglio 2014

La ricerca della vita nell'Universo, l'impegno NASA per i prossimi anni, video!

(Credit NASA)

NEWS SPAZIO :- Precisamente un mese fa abbiamo fatto una bella discussione sulla presenza di vita nell'Universo. Ecco l'articolo


che tra l'altro è saldamente in cima ai post più visti nel mese.

Quasi a farlo apposta - scherzo ovviamente - la NASA ha tenuto Lunedì 14 Luglio una "public talk", un'incontro pubblico nella loro sede centrale di Washington, durante il quale hanno parlato proprio dello stesso tema.

Scienziati ed esperti NASA hanno discusso sui prossimi passi che l'Ente Spaziale Americano metterà in essere per la ricerca della vita nell'universo.

Vale la pena di dare un'occhiata alla registrazione video, no?

lunedì 7 luglio 2014

I lontani esopianeti nella zona abitabile della stella Gliese 581? Non esistono!


(Credit ESO)

NEWS SPAZIO :- Nell'Ottobre 2010 avevamo parlato della scoperta di Gliese 581g, il primo pianeta extrasolare all'interno della fascia abitabile della propria stella che si trova nella costellazione della Bilancia a 20 anni luce da noi. Una scoperta importantissima per la ricerca di vita extraterrestre. Ne avevamo parlato qui


Ma solamente pochi giorni dopo un gruppo di ricerca Svizzero aveva messo in forse la scoperta. I dettagli qui


Al dibattito si aggiunge la notizia di oggi, il risultato di una ricerca effettuata da un gruppo di astronomi dell'Università del Texas ad Austin e della Penn State University.
Ebbene, in base al loro studio parrebbe proprio che gli esopianeti in orbita alla stella Gliese 581 che erano stati ritenuti potenzialmente abitabili non esistano.

domenica 6 aprile 2014

Ancora nuove prove dell'esistenza di un oceano sotterraneo nell'interno del polo sud della luna Enceladus, by Cassini!

(Credit NASA/JPL-Caltech)

NEWS SPAZIO :- Se ne sta parlando parecchio in questi giorni, l'ultima scoperta della sonda Cassini (NASA, ESA ed ASI) in orbita nel sistema di Saturno e del Deep Space Network.

Sono infatti state trovate nuove le prove che la luna di Saturno Encelado ospita nelle sue profondità un grande oceano di acqua liquida, prove che si aggiungono ad un'altra precedente scoperta di cui avevamo già dato di conto nel seguente articolo di circa 3 anni fa


Questa nuova scoperta non può che continuare ad alimentare gli interessi su questa piccola luna dal diametro di appena 500 km circa la possibilità che sia presente vita extraterrestre di tipo microbico.

lunedì 24 dicembre 2012

Tau Ceti, una stella vicina potrebbe avere un sistema solare ed un pianeta nella sua regione abitabile

(Immagine, credit  J. Pinfield for the RoPACS network at the University of Hertfordshire, 2012)

NEWS SPAZIO :- Tau Ceti è una stella distante dalla Terra circa 12 anni luce. E' visibile ad occhio nudo ed è la stella più vicina a noi ad avere la stessa classificazione spettrale del nostro Sole.

Un team internazionale di astronomi (UK, Cile ed USA) guidati dall'Università Hertfordshire (UK) ha scoperto che Tau Ceti potrebbe avere 5 pianeti orbitanti di cui uno nella zona abitabile della stella.

martedì 17 luglio 2012

Batterio GFAJ-1, vita all°arsenico sì o no?

(Immagine, credit Jodi Switwer Blum)

NEWS SPAZIO :- Un po' meno di due anni fa una ricerca presentata dalla NASA aveva prodotto risultati rivoluzionari nel campo della biologia. Mi riferisco alle sorprendenti capacità che avrebbe mostrato GFAJ-1, un particolare batterio che in condizioni estreme avrebbe addirittura utilizzato l'arsenico - noto per essere un potente veleno - come componente per il proprio metabolismo, fino ad utilizzarlo per costruire nuovo materiale genetico. Ne avevamo parlato qui.

La ricerca pubblicata nel Dicembre 2010 aveva generato da subito molte discussioni anche discordanti tra loro. E questa è una cosa del tutto normale, aspicabile anzi.

E' il metodo scientifico, in cui un gruppo di ricerca fa un'affermazione e la motiva con dei risultati. A quel punto la palla passa alla comunità scientifica, la quale effettuando nuovamente gli esperimenti indicati dal gruppo di ricerca sarà in grado di validare o confutare la tesi iniziale.

E tornando a GFAJ-1, negli scorsi giorni sono stati pubblicati i risultati di due nuovi studi indipendenti tra loro che sembrano confutare i risultati fino ad ora pubblicati. Vediamo i dettagli.

sabato 21 aprile 2012

Nuovi esperimenti sui vecchi dati delle missioni Marziane Viking degli anni °70 e nuove ipotesi sulla vita nel Pianeta Rosso


NEWS SPAZIO :- Mi sono imbattuto qualche giorno fa in una notizia che lì per lì avevo lasciato andare. La richiesta di Ale, un lettore del blog, mi ci ha riportato l'attenzione e scorrendo vari articoli in rete ho visto che un po' di confusione è assolutamente legittima. Titoloni più o meno grandi, tutti costantemente nel tono-scoop 'trovata vita su Marte'.

Ovviamente una cosa così senza essere preceduta da un annuncio NASA e da una tempesta di articoli su tutti i media suona parecchio strana. Ecco quindi in questo post un'analisi obiettiva dei fatti per evidenziare quelle che sono le cose certe da ciò che è fantasia e voglia di scoop.

E allora torniamo indietro nel tempo fino al 1976 e trasferiamoci su Marte, dove da poco sono atterrate due sonde Americane, Viking 1 e Viking 2.

venerdì 12 agosto 2011

I nucleotidi componenti del DNA provenienti dallo spazio, by NASA!

(Immagine, credit NASA Goddard Space Flight Center/Chris Smith)

NEWS SPAZIO :- Ecco una nuova notizia di quelle che possono ampliare a dismisura i nostri orizzonti. In una ricerca finanziata dalla NASA un gruppo di scienziati ha individuato le prove che alcuni nucleotidi - i mattoni che costituiscono il "programma" genetico racchiuso nel DNA - possono effettivamente crearsi nello spazio.

Ma vediamo tutto dall'inizio. Sin dagli anni '60 del secolo scorso i ricercatori trovano componenti del DNA all'interno di meteoriti, ma la domanda era sempre stata se questi mattoni fondamentali per la vita provenissero effettivamente dallo spazio oppure se tali componenti fossero il frutto di contaminazioni con la vita terrestre.

martedì 8 marzo 2011

Tracce di vita extraterrestre? Le bufale dei media ufficiali!

(Immagine,  credit Journal of Cosmology)

NEWS SPAZIO :- Continuo a parlare della notizia relativa alla presunta scoperta di tracce di vita all'interno di meteoriti da parte di uno scienziato NASA. Ecco il post dedicato


Ne parlo ancora per mettervi in guardia da una certa stampa di mezzo mondo che (come al solito purtroppo) non aspettava altro per tuffarsi a capofitto in questa notizia per creare lo scoop della vita extraterrestre.

Rimaniamo in casa nostra ed andiamo a vedere una storica testata giornalistica.

Tracce di vita extraterrestre all°interno di antichi meteoriti? Forse, o forse no!


NEWS SPAZIO :- Sta facendo molto parlare di sé una notizia che gira in rete da alcuni giorni, in base alla quale uno scienziato della NASA avrebbe trovato le prove della presenza di tracce di vita extraterrestre all'interno di alcuni meteoriti! Roba grossa, no? Vediamo i particolari.

Tutto parte da un articolo pubblicato on line sulla rivista Journal of Cosmology, eccolo

 

scritto da Richard B. Hoover, scienzato NASA del Marshall Space Flight Center, Huntsville (Alabama).

In questo articolo Hoover afferma di avere trovato prove fossili di batteri non terrestri all'interno di alcuni meteoriti di tipo CI1 Condrite Carbonacea ritrovati nell'800 in Francia e Tanzania.

lunedì 20 dicembre 2010

Trovati aminoacidi in un meteorite caduto sulla Terra nel 2008, by NASA!

(Immagine, credit EUMETSAT)

NEWS SPAZIO :- Nell'Ottobre 2008 un piccolo asteroide dal diametro di circa 5 metri cadde sulla Terra, bruciando a contatto con l'atmosfera Terrestre. Il suo nome è 2008 TC3 e ne avevamo parlato in questi post


Date le piccole dimensioni del corpo celeste esso andò distrutto, ma alcuni suoi resti riuscirono a raggiungere il suolo, in un'area del deserto Nubiano.

Una squadra di ricerca guidata da Peter Jenniskens (astronomo NASA dell'Ames Research Center, Moffett Field, California) e dal SETI Institute (Mountain View, California) composta da 150 studenti dell'Università di Khartoum in Sudan raccolsero circa 600 frammenti del meteorite, per un peso complessivo di più di 8,5 Kg.

Un team internazionale di scienziati ha poi studiato quanto recuperato ed i risultati sono molto interessanti. Innanzi tutto è stato scoperto che tra i campioni vi sono almeno 10 tipologie differenti di meteoriti ed alcuni di essi contengono composti chimici complessi, molecole organiche ed aminoacidi (le “basi” della vita come-noi-la-conosciamo).

Un gruppo di chimici della Stanford University ha trovato molecole organiche PAH (polycyclic aromatic hydrocarbons, idrocarburi policiclici aromatici). Questo tipo di molecole sono distribuite un po' in tutta la nostra Galassia e si formano qui sulla Terra in seguito a combustione incompleta.

un altro gruppo di ricerca, questa volta del NASA Goddard Space Flight Center, ha trovato invece aminoacidi in frammenti fortemente riscaldati dell'asteroide, cosa piuttosto strana poiché tutte le molecole di questo tipo dovrebbero distruggersi con il calore intenso. Sia PAH che gli aminoacidi sono considerati i "mattoni" della vita.

Le parole di Muawia Shaddad, astronomo dell'University of Khartoum che ha guidato le operazioni di recupero dei frammenti di 2008 TC3: "Sin dall'inizio gli studenti si sono sorpresi di trovare così tanta diversità in tonalità e texture del meteorite. Si stima che l'asteroide inizialmente pesasse circa 59 tonnellate...".

Gli scienziati hanno poi determinato che la maggior parte dei frammenti ritrovati appartiene ad un tipo raro di meteorite, dal nome Ureilite. Gli altri sono appartenenti per lo più ad un tipo molto comune, Condriti.

I ricercatori ritengono che gli aminoacidi presenti su 2008 TC3 o siano "arrivati" in seguito ad impatti oppure che si siano formati direttamente da gas intrappolato durante il raffreddamento dell'asteroide successivo a collisioni giganti.

La ricerca è stata pubblicata la scorsa settimana sul Meteoritical Society's journal Meteoritics and Planetary Science.

Fonte dati, NASA.

venerdì 3 dicembre 2010

Astrobiologia e GFAJ-1, la fantastica scoperta NASA sulla vita come noi NON la conosciamo

(Immagine, credit Jodi Switwer Blum)

NEWS SPAZIO :- Alcuni giorni fa la NASA aveva annunciato una conferenza stampa per presentare i risultati di una ricerca nel campo dell'Astrobiologia. Da quel momento sulla rete è stato tutto un esplodere di ipotesi, alcune decisamente "aliene".

La conferenza si è svolta ieri ed i risultati sono del tutto Terrestri, ma assolutamente incredibili.

Un gruppo di ricercatori ha studiato l'ambiente del lago Mono in California ed ha fatto una scoperto del tutto inaspettata: il primo microorganismo sulla Terra in grado di crescere e riprodursi usando l'Arsenico, un elemento estremamente tossico per il concetto di vita che ritenevamo essere l'unica tipologia di vita sul Pianeta.

"La definizione di vita si è allargata." ha detto Ed Weiler, Amminsitratore Associato NASA per lo Science Mission Directorate alla sede centrale di Washington "Mentre continuiamo i nostri sforzi per cercare segni di vita nel Sistema Solare dobbiamo pensare più in generale, più diversamente e considerare la vita anche come ancora non conosciamo".

Carbonio, Idrogeno, Azoto, Ossigeno, Fosforo e Zolfo sono i componenti di base (i mattoni) che compongono tutte le forme di vita sulla Terra. Il fosforo è parte della struttura portante del DNA ed RNA ed è da sempre stato ritenuto un elemento fondamentale per tutte le cellule viventi. Esso è infatti parte centrale delle molecole che portano energia in tutte le cellule stesse (Adenosintrifosfato o ATP).
Il fosforo è anche componente principale dei fosfolipidi, molecole che formano tutte le membrane cellulari (insomma il fosforo è un nostro grande amico).

L'Arsenico è invece tutta un'altra storia. Esso è velenoso per la maggior parte della vita sulla Terra anche se nella Scala Periodica degli elementi è chimicamente molto simile al fosforo.

Le parole del team leader del gruppo di ricerca, Felisa Wolfe-Simon (NASA Astrobiology Research Fellow allo U.S. Geological Survey in Menlo Park, California): "Sappiamo che alcuni microbi possono respirare arsenico, ma ciò che abbiamo trovato è un microbo che fa qualcosa di nuovo - costruisce parti di sé stesso con l'arsenico. Se qualcosa qui sulla Terra può fare qualcosa di così inaspettato, che altro può fare la vita che non abbiamo ancora visto?".

E' il momento di presentare il nostro nuovo "cugino", il microbo a cui è stato dato il nome di GFAJ-1. Esso è membro di un gruppo comune di batteri (Gammaproteobacteria).

In laboratorio i ricercatori hanno fatto crescere tali microbi provenienti dal lago Mono fornendogli abbondante arsenico al posto di fosforo e poi addirittura eliminando completamente quest’ultimo. Ebbene, non solo questi microbi hanno continuato a crescere ma l'arsenico si è sostituito al fosforo nei componenti delle loro cellule.

Il lago Mono è stato scelto per le sue caratteristiche chimiche particolari, specialmente la sua alta salinità, la sua alta alcalinità e gli alti livelli di arsenico (risultato dell'isolamento di almeno 50 anni del lago da una sorgente di acqua fresca).

(Immagine, credit NASA)

Nessun omino verde quindi, ma qualcosa di altrettanto incredibile. Questa nuova visione della vita e la sua estrema capacità di adattamento all'ambiente fanno proprio pensare che l'Universo ha "voglia" di vita.

Questo rivoluzionario studio è pubblicato nell'edizione di questa settimana della rivista Science Express.

Qui sotto trovate il video youTube di NASA Television



Fonte dati, NASA.

martedì 30 novembre 2010

Conferenza NASA su di una nuova scoperta nel settore dell°Astrobiologia

(Immagine, credit NASA)

NEWS SPAZIO :- Vi propongo questo annuncio NASA su di una prossima conferenza organizzata dalla NASA stessa per il giorno 2 Dicembre alle ore 2 pm EST (20:00 ita).

Nella conferenza verrà discussa una scoperta nel settore dell'Astrobiologia che, cito la comunicazione NASA, "... will impact the search for evidence of extraterrestrial life [trad. avrà impatto sulla ricerca di prove di vita extraterrestre]...".

La conferenza si terrà al NASA Headquarters auditorium at 300 E St. SW, a Washington.

Tutti noi potremmo vederla in diretta su NASA Television ed in streaming sul Sito web NASA.

I partecipanti alla conferenza sono:

  • Mary Voytek, director, Astrobiology Program, NASA Headquarters, Washington
  • Felisa Wolfe-Simon, NASA astrobiology research fellow, U.S. Geological Survey, Menlo Park, California
  • Pamela Conrad, astrobiologist, NASA's Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Maryland
  • Steven Benner, distinguished fellow, Foundation for Applied Molecular Evolution, Gainesville, Florida
  • James Elser, professor, Arizona State University, Tempe

Sembra si tratti di qualcosa di molto interessante. Appuntamento al 2 Dicembre allora.

Fonte dati, NASA.

AGGIORNAMENTO
Andate a leggere la notizia al seguente URL


venerdì 15 ottobre 2010

Pianeta extrasolare Gliese 581g, esiste oppure no?

(Immagine, credit ESO)

NEWS SPAZIO :- Da alcuni giorni ormai circola una nuova notizia relativamente alla scoperta di Gliese 581g, il pianeta extrasolare a 20 anni luce da noi che si troverebbe all'interno della zona "abitabile" della sua stella, nella costellazione della Bilancia.

Ecco il post di qualche giorno fa in cui presentavo appunto la scoperta



Il pianeta Gliese 581g, un pianeta roccioso di circa 3 volte la massa della nostra Terra, sarebbe tale da poter ammettere la presenza di acqua liquida sulla sua superficie. Notizia questa assolutamente nuova ed estremamente importante per le sue implicazioni. La presenza di acqua liquida è infatti ritenuta necessaria per consentire lo svilupparsi di ciò che chiamiamo vita.

Il gruppo di ricerca responsabile della scoperta, un team di astronomi dell'University of California (UC) Santa Cruz e del Carnegie Institution di Washington, aveva annunciato la scoperta anche di un altro esopianeta, Gliese 581f.

Ebbene, che è successo? Francesco Pepe, un astronomo dell'Osservatorio dell'Università di Ginevra, ha presentato lunedì scorso all'International Astronomical Union symposium (Torino) i risultati di uno studio che afferma che non è stato possibile confermare l'esistenza di Gliese 581g.

Inoltre, in un articolo pubblicato il giorno successivo sul sito web di Astrobiology Magazine, lo stesso gruppo di ricerca svizzero aggiunge che non è stato possibile confermare neanche l'esistenza del secondo nuovo pianeta scoperto (Gliese 581f). Il team, guidato da Michel Mayor, lavora sui dati dello strumento HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher) dell'Osservatorio ESO (European Southern Observatory) a La Silla (Cile). Si tratta dei ricercatori che nel 2009 annunciarono la scoperta del pianeta 'e' nel sistema solare della stella Gliese.

Con i dati a loro disposizione il team di Ginevra non è stato in grado di trovare il pianeta 'g'. Secondo Pepe, nonostante l'estrema precisione dello strumento utilizzato ed i molti dati registrati, l'ampiezza del segnale che dovrebbe corrispondere al pianeta Gliese 581 è molto bassa, praticamente al livello del rumore di fondo delle misurazioni.
I ricercatori hanno utilizzato i dati di HARPS in modelli computerizzati, i quali hanno riportato che la probabilità che "il segnale sospetto" possa essere casuale è non nulla. Sotto queste condizioni sperimentali l'affermazione di Pepe è che: "... non possiamo confermare la presenza di [...] Gliese 581g".

Non poter confermare però non costituisce automaticamente una dimostrazione di non esistenza, per quanto tutto ciò introduca certamente dubbi sulla presenza del pianeta Gliese 581g intorno alla stella Gliese 581.

E adesso? Il dibattito all'interno della comunità scientifica è molto vivo (come abbiamo visto). Continueranno ad esserci nuovi studi fino a che non verranno trovate prove oggettive per l'una o l'altra tesi. Staremo a vedere.

Fonte dati, Astrobiology Magazine, Universe Today, Science Blogs.

venerdì 1 ottobre 2010

Scoperto Gliese 581g, il primo pianeta extrasolare (forse) potenzialmente abitabile

(Immagine, credit ESO)

NEWS SPAZIO :- La notizia circola in rete ormai da un paio di giorni. Un team di ricerca dell’ University of California (UC) Santa Cruz e del Carnegie Institution di Washington ha annunciato la scoperta di un pianeta extrasolare molto particolare.

Undici anni di osservazioni utilizzando l’Osservatorio W. M. Keck nelle isole Hawaii hanno portato alla scoperta che questo pianeta sembra essere un pianeta roccioso la cui massa è tra tre e quattro volte quella della nostra Terra. Esso orbita intorno alla stella Gliese 581, ad una distanza da essa tale da essere ritenuto proprio nel mezzo della sua “zona abitabile”.

Ciò significa che il pianeta in questione, Gliese 581g, è in grado di mantenere in superficie l’acqua allo stato liquido (qualora questa vi sia). Inoltre la sua massa è tale da riuscire a trattenere sia una sua eventuale atmosfera che ogni – anche qui eventuale - liquido superficiale.
Se la scoperta verrà confermata si tratterà del primo esopianeta ad essere stato individuato nel bel mezzo della zona abitabile di una stella. E questi sono i fatti. La ricerca, sponsorizzata dalla NASA e dalla National Science Foundation, è pubblicata sull’ Astrophysical Journal ed online su http://arxiv.org.

Le osservazioni sono state effettuate con lo spettrometro HIRES del Keck I Telescope. Il bersaglio era la stella nana rossa Gliese 581 che si trova a circa 20 anni luce da noi, nella costellazione della Bilancia (Libra).
Di essa è stata monitorata la sua velocità radiale, cioè il suo movimento lungo la linea di osservazione dalla Terra, un movimento periodico causato proprio dalla presenza di uno o più pianeti in orbita intorno ad essa (è la forza di gravitazione esercitata proprio da tali corpi celesti che modifica la velocità radiale della stella, variazione rilevata appunto da HIRES).

La presenza di più pianeti intorno ad una stella induce un movimento radiale di quest’ultima molto più complesso. Ed è proprio questo il caso per Gliese 581! Gli studiosi sono riusciti a determinare la presenza di più pianeti intorno a lei, stimandone anche le loro masse ed orbite.

La ricerca pubblicata riporta la scoperta di due nuovi pianeti intorno a Gliese 581 per un totale di sei pianeti attualmente identificati. A parte il nostro Sistema Solare si tratta del più numeroso scoperto fino ad ora.

Il nuovo pianeta Gliese 581g ha da tre a quattro volte la massa della Terra e ciò sta ad indicare che probabilmente è un pianeta roccioso con sufficiente forza di gravità per mantenere un’atmosfera.
Il suo periodo orbitale intorno alla stella è di 37 giorni terrestri.
Esso è in rotazione sincrona con la stella, una sua faccia è sempre esposta verso la stella (un po’ come la Luna rispetto alla Terra). Il risultato è che in metà del pianeta è sempre giorno e nell’altra metà è sempre notte. Secondo gli scienziati la zona più “abitabile” di Gliese 581g sarebbe proprio la linea di confine tra giorno e notte (altrimenti detta terminatore).

L’importanza della scoperta è certamente collegata alla possibilità che possa esserci vita. I fatti fino ad ora però ci dicono che Gliese 581g è in grado di mantenere acqua liquida, che come sappiamo tutti è una condizione necessaria per poter avere vita. Nel nostro pianeta in ogni punto in cui si trova acqua c’è anche vita. Sappiamo poi che nell’Universo l’acqua è molto comune, le comete ne sono un esempio lampante.

Certamente Gliese 581g è il primo pianeta per cui si possa ipotizzare concretamente la possibilità di processi biologici (in base al nostro concetto di vita). Ma è ancora presto per dire di aver trovato gli “omini verdi”.

Fonte dati, NASA.

venerdì 23 luglio 2010

Scoperte per la prima volta molecole Buckyballs nello spazio, by Spitzer!

(Immagine, credit NASA/JPL-Caltech - Immagine di Hubble, credit NASA, ESA, STScI)

NEWS SPAZIO :- Utilizzando il telescopio spaziale NASA Spitzer un gruppo di astronomi ha scoperto nello spazio per la prima volta particolari molecole di carbonio delle Buckyballs.

Si tratta di microsferule composte da 60 atomi di carbonio arrangiate tridimensionalmente, come rappresentato molto bene nell'illustrazione qui sopra. Il nome Buckyballs deriva dall'architetto Richard Buckminster Fuller (famose sono le sue cupole geodetiche).

Le parole dell'astronomo Jan Cami della University of Western Ontario (Canada) e del SETI Institute a Mountain View (California, USA): "Abbiamo trovato quelle che attualmente sono le più grandi molecole che esistono nello spazio. Siamo particolarmente entusiasti perchè esse hanno proprietà uniche che le rendono importanti protagonisti per tutti i tipi di processi fisici e chimici che avvengono nello spazio". Cami è autore di un articolo sulla scoperta che verrà pubblicato nella rivista online journal Science.

Il team di ricerca ha scoperto anche Buckyballs C70, cioè con 70 atomi di carbonio, disposte un po' come una palla da rugby (le C60 assomogliano invece ad un pallone da calcio).
Tutte queste molecole (C60 e C70) appartengono alla stessa famiglia delle buckminsterfullereni, o fullereni.

I ricercatori hanno trovato le Buckyballs in una nebulosa planetaria di nome TC 1, tra le sue nuvole di polvere e gas. Gli astronomi hanno utilizzato lo spettroscopio di Spitzer per analizzare la luce infrarossa di TC 1 ed hanno scoperto la firma spettrale delle microsferule di carbonio. Le vedete nella seguente immagine.

(Immagine, credit NASA/JPL-Caltech/University of Western Ontario)

Le Buckyballs oscillano, vibrano in 174 modi differenti, quattro dei quali le porta ad assorbire o emettere luce infrarossa. Tutte queste ultime quattro modalità sono state rilevate da Spitzer.

Esse si trovano approssimativamente a temperatura ambiente, la condizione ideale per poter distinguere singoli pattern di luce infrarossa. I dati rilevati dal telescopio spaziale sono stati confrontati con i dati di precedenti misurazioni effettuate in laboratorio delle stesse molecole ed il match è stato perfetto.

Nel 1970 il professore Giapponese Eiji Osawa predisse l'esistenza delle Buckyballs, ma esse furono osservate in laboratorio solamente nel 1985. I ricercatori avevano simulato le condizioni presenti nelle atmosfere di "vecchie" stelle giganti ricche di carbonio in cui erano state rilevate catene di atomi di carbonio. Sorprendentemente questi esperimenti produssero una grande quantità di buckminsterfullereni. Da allora queste molecole furono individuate sulla Terra, nella fuliggine delle candele, negli strati di roccia e nei meteoriti.

Fonte dati, NASA.

AGGIORNAMENTO
Eccovi questo video dal canale JPLnews di YouTube