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mercoledì 22 luglio 2026

India, il 3° paese al mondo a raggiungere l'orbita Terrestre con un'azienda commerciale, "l'alba di una nuova era"

(Credit ISRO (GODL-India), GODL-India, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=195856011)

NEWS SPAZIO :- Lo scorso 18 luglio dobbiamo celebrare un importante e storico traguardo raggiunto dall'India. Sì, perché è diventata il terzo paese al mondo dopo Stati Uniti e Cina a raggiungere l'orbita Terrestre con un razzo interamente sviluppato da un'azienda privata.

Il vettore è Vikram-1, e l'azienda protagonista di questa notizia è Skyroot Aerospace, una startup di Hyderabad fondata nel 2018.

La missione è denominata "Aagaman" ("arrivo" in sanscrito) segna la fine di un percorso di sei anni aperto dalla liberalizzazione del settore spaziale indiano a partire dal 2020.
E' una bella notizia, e vale la pena di parlarne.
   

Il lancio è avvenuto alle 8:35 ora italiana dalla First Launch Pad del Satish Dhawan Space Centre di Sriharikota. Circa 15 minuti dopo il lancio, il vettore ha raggiunto l'orbita bersaglio, 450 km di altitudine, inclinazione 60°, dove ha rilasciato tutti i suoi payload. Il volo è stato definito dal direttore di missione "un grande successo".

Vikram-1 è un piccolo lanciatore a quattro stadi, totalmente "expendable". I primi tre stadi sono a propellente solido (motori Kalam-1200, Kalam-250, Kalam-100). Il quarto stadio è un modulo di aggiustamento orbitale a propellente liquido con motori Raman-I, pensato per l'inserimento orbitale di precisione dei payload. La sua altezza è intorno ai 24 metri, con una capacità di immissione in orbita terrestre di 350 kg (260 kg in orbita eliosincrona). Il veicolo incorpora strutture in fibra di carbonio e motori a propulsione liquida stampati in 3D.

La roadmap dell'azienda dopo Vikram-1 prevede il Vikram-2 (fino a 900-1.000 kg in LEO, terzo stadio a propellente liquido, volo inaugurale previsto per il 2027) e, più avanti, un vettore interamente riutilizzabile, sempre per il mercato dei piccoli satelliti.

I payload della missione Aagaman sono stati: lo SCOPE (un satellite proprietario di Skyroot per raccogliere dati sulle prestazioni del vettore durante il volo), un dimostratore tecnologico dell'azienda tedesca DCUBED, Solaras S3 (un nanosatellite pathfinder dell'indiana Grahaa Space), Embrace (braccio robotico dell'indiana Cosmoserve Space progettato per la cattura di detriti orbitali) e due payload "simbolici" (un micro-razzo in oro 18 carati dell'artista Ajay Kumar Mattewada e "Cosmic Bloom", un' opera in diamanti coltivati in laboratorio realizzata da Cosmos Diamonds). A bordo vi erano anche alcune cartoline scritte a mano, tra cui una del Primo Ministro Narendra Modi con la scritta "Vande Mataram".

Ok, ma chi è Skyroot Aerospace? Fondata nel 2018 a Hyderabad da Pawan Kumar Chandana (CEO) e Naga Bharath Daka (entrambi ex ricercatori dell'ente spaziale Indiano ISRO) Skyroot ha costruito il proprio percorso in due tappe: il Vikram-S, razzo suborbitale del novembre 2022 che è stato il primo razzo privato indiano nello spazio. Ed ora il Vikram-1 orbitale. L'azienda conta circa 268 dipendenti. L'ex presidente ISRO S. Somanath ricopre un ruolo onorario di consulente tecnico.

Sul fronte finanziario, l'ultimo round — annunciato il 7 maggio 2026, poche settimane prima del lancio — è stato di 60 milioni di dollari, co-guidato dal fondo californiano Sherpalo Ventures e da GIC, il fondo sovrano di Singapore, con la partecipazione di fondi gestiti da BlackRock e altri investitori. Il round porta la raccolta cumulativa dell'azienda a circa 160 milioni di dollari per una sua valutazione a 1,1 miliardi di dollari — la prima "unicorn" del settore spaziale indiano.

Il mercato dei lanci per piccoli satelliti è tra i segmenti più dinamici dello spazio commerciale, con stime di crescita composta comprese tra il 13% e il 22% annuo nei prossimi anni. Ma i concorrenti reali di Skyroot su scala globale sono i grandi attori già maturi, come Rocket Lab, che con il vettore Electron ha superato gli 85 lanci a inizio 2026 con cadenza ormai quasi routinaria ed un contratto da 816 milioni di dollari con la Space Development Agency statunitense, e Firefly Aerospace, il cui Alpha porta già fino a 1.030 kg in LEO.
C'è poi la concorrenza indiretta di SpaceX Transporter, che offre il costo per chilogrammo più basso del mercato a fronte di liste d'attesa di 12-18 mesi ed orbite prestabilite. E' proprio su questi due punti, la flessibilità dell'orbita ed un calendario più agevole che Skyroot punta a differenziarsi, con una proposta commerciale molto simile a quella con cui Rocket Lab aprì il proprio mercato anni fa.

Si tratta ovviamente di un nuovo attore spaziale per piccoli payload in orbita che ha all'attivo un unico lancio orbitale riuscito. E' agli inizi del proprio percorso commerciale, non è ancora un competitor già scalabile su scala mondiale.

Ma il traguardo raggiunto è assolutamente rilevante: l'India si dota di una capacità di accesso allo spazio interamente privata e nazionale, in un momento in cui le alternative percepite come affidabili sul mercato si sono ristrette — i vettori russi sono sempre meno considerati commercialmente, e l'Ariane 6 europeo ha scontato anni di ritardo prima di diventare pienamente operativo. Ed il capitale che sostiene Skyroot non è solo indiano, come abbiamo visto nelle righe precedenti. E' un segnale che gli investitori istituzionali globali trattano ormai l'India come un nodo credibile nella mappa mondiale dell'accesso allo spazio.

Complimenti a Skyroot Aerospace!

Vi lascio con un video del lancio




Fonti dati.

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