(Credit NASA)
NEWS SPAZIO :- La settimana scorsa la NASA ha presentato un piano dettagliato di quello che è il primo passo concreto per la colonizzazione della Luna. Parlo di Moon Base, il progetto più dettagliato e ambizioso per la Luna dai tempi del programma Apollo, la costruzione della prima base permanente su un altro corpo celeste.
In questo post vediamo i punti più importanti di questo progetto, cosa significa e quali sfide pone davanti a noi.
E la prima domanda è certamente questa: ma in tutto questo, non abbiamo già il programma Artemis di esplorazione Lunare? Facciamo chiarezza.
Partiamo quindi da Artemis e dalla sua ristrutturazione che abbiamo descritto in questo precedente articolo
Inoltre, nella sezione dedicata del blog avete tutti i dettagli sin dal suo inizio
E Artemis?
Allora, Artemis e Moon Base, che relazione c'è tra i due programmi?
Artemis è il programma internazionale a guida NASA per l'esplorazione umana oltre la Terra, partendo dalla Luna e proseguendo poi verso altre destinazioni, Marte ed oltre. E questo lo sappiamo bene, lo stiamo seguendo sin dal suo inizio.
Recentemente poi abbiamo assistito ad un cambio di rotta con l'annuncio della revisione del ruolo del Lunar Gateway che è stato messo "in pausa", in favore di un approccio "surface first", che dirige l'attenzione da subito sul suolo lunare.
Artemis rappresenta quindi il programma di esplorazione spaziale di livello più alto, l'architettura complessiva per l'esplorazione umana oltre l'orbita terrestre bassa, con la Luna come primo obiettivo e Marte come destinazione successiva, "Moon to Mars" per usare le parole NASA.
Artemis comprende lo sviluppo dei sistemi di trasporto (SLS, Orion, i lander), le missioni con equipaggio, gli accordi internazionali (gli Artemis Accords) e la strategia generale.
In questo contesto, Moon Base costituisce la particolare "implementazione" di quella visione sul nostro satellite naturale.
In questo senso esso rappresenta il programma infrastrutturale ed operativo che costruisce la presenza permanente del polo sud Lunare.
Ha una propria organizzazione e struttura, ma opera sotto l'ombrello di Artemis e ne serve gli obiettivi.
Come descritto dalla NASA, Moon Base è la "home base" per gli astronauti Artemis, e con il programma Artemis la NASA invierà astronauti in missioni via via più complesse per esplorare la Luna. E questo costruirà le fondamenta tecnologiche e "culturali" per il successivo balzo verso Marte.
Vedetela come una gerarchia, dove Artemis è il "perché", il "dove" ed il "come ci arriviamo", Moon Base è il "cosa" costruiamo sulla Luna. Le missioni Artemis con equipaggio (III, IV, V e successive) porteranno gli astronauti a destinazione. Le missioni Moon Base (I, II, III e le successive dozzine) prepareranno il terreno, consegnando infrastrutture e riducendo il rischio prima e durante la presenza umana.
Moon Base
Concentriamoci quindi sull'obiettivo di stabilire una base lunare permanente entro il prossimo decennio. Durante un evento di giovedì scorso nel suo quartier generale di Washington, la NASA ha dettagliato i passi del programma Moon Base. In tutta la storia dell'esplorazione umana della Luna, le missioni Apollo hanno accumulato complessivamente circa 80 ore di attività extraveicolare (EVA) sulla superficie, e questo più di mezzo secolo fa. Sappiamo ancora pochissimo su come operare in modo prolungato in quell'ambiente.
E la Luna è un ambiente molto ostile. Alla luce del Sole la superficie raggiunge oltre 120°C, nell'oscurità si precipita ben sotto i -129°C. Inoltre, nei crateri permanentemente in ombra, che sono proprio le zone di maggiore interesse scientifico perché potrebbero contenere ghiaccio d'acqua rimasto intatto per miliardi di anni, le temperature possono scendere sotto i -240°C. Non c'è atmosfera e nessuna protezione dalle radiazioni, dagli eventi di particelle solari e dagli impatti di micrometeoriti.
All'interno di Moon Base la NASA realizzerà una base lunare abitabile nella regione del Polo Sud lunare attraverso un approccio graduale ed iterativo in tre fasi. Si inizia con dimostrazioni tecnologiche a breve termine, missioni robotiche ed esperimenti preliminari, in cui NASA ed i suoi partner (internazionali e commerciali) potranno testare i sistemi, apprendere rapidamente e maturare progressivamente le capacità necessarie per una presenza umana continuativa sulla Luna.
Moon Base è strutturato in tre fasi su circa un decennio, per un investimento complessivo a seconda delle fonti nell'ordine dei 20-30 miliardi di dollari, per circa 79 lanci previsti. Ecco la pianificazione originale.
(Credit NASA)
La Fase 1, dal 2026 al 2029, è dedicata alla ricognizione, ai test e all'apprendimento. Prevede fino a 25 lanci e 21 allunaggi, con circa 4 tonnellate di payload portati in superficie. In questa fase verranno testati rover, droni, sistemi di comunicazione, protezione termica, dimostrazioni tecnologiche e, naturalmente, le prime missioni Artemis con equipaggio tra cui il primo allunaggio (Artemis IV, previsto nel 2028). Unità termiche a radioisotopi manterranno operative le apparecchiature durante la notte lunare. Due costellazioni di satelliti per comunicazioni lunari forniranno almeno 500 megabit al secondo di banda tra Luna e Terra. L'investimento per questa fase è nell'ordine dei 10 miliardi di dollari ed è già in corso.
La Fase 2, dal 2029 al 2032, segna la transizione verso infrastrutture semi-permanenti e la prima abitabilità. Circa 24 allunaggi consegneranno fino a 60 tonnellate di hardware, tra cui pannelli solari espansi, i primi reattori nucleari a fissione di superficie, moduli abitativi, rover aggiornati, droni MoonFall di seconda generazione e reti di comunicazione potenziate. Entrerà in servizio un rover pressurizzato fornito dalla JAXA (l'agenzia spaziale giapponese), capace di ospitare due membri di equipaggio per traverse estese. Le rotazioni di equipaggio diventeranno semestrali a partire dal 2030 circa.
La Fase 3, dal 2032 in avanti, è quella della presenza umana permanente. Circa 29 ulteriori lanci porteranno fino a 150.000 kg di infrastrutture. Una centrale nucleare a fissione entrerà in funzione, fornendo energia affidabile anche durante i lunghi periodi di oscurità lunare. La base raggiungerà il suo obiettivo operativo centrale: l'estrazione di ghiaccio d'acqua dalle trappole fredde permanentemente in ombra del cratere Shackleton, per produrre propellente, ossigeno e acqua potabile. Questo processo, chiamato ISRU (In-Situ Resource Utilization), è letteralmente la chiave di volta per rendere sostenibile una presenza umana prolungata sulla Luna e, in prospettiva, per preparare le missioni umane verso Marte.
Fase 1
Qualche dettaglio in più sulla Fase 1 poiché riguarderà il prossimo futuro. Questa sarà costituita da tre missioni, la prima delle quali avrà inizio previsto entro la fine del 2026. Queste saranno solamente l'inizio di oltre una dozzina di missioni lunari che verranno annunciate nel corso dell'anno.
Moon Base I sarà, come annunciato dell'amministratore capo NASA Jared Isaacman, la prima missione della 1° fase. Il lander lunare Blue Moon Mark 1 "Endurance" di Blue Origin, atterrerà sullo Shackleton Connecting Ridge, un'area strategica al polo sud lunare. A bordo porterà due strumenti scientifici NASA: SCALPSS (Stereo Cameras for Lunar Plume-Surface Studies), che studierà come i getti dei propulsori interagiscono con la superficie lunare, un dato fondamentale per progettare allunaggi sicuri in futuro. Porterà con sé anche il Laser Retroreflective Array (LRA), un sistema di riflettori laser che consente ai veicoli in orbita di determinare con precisione la propria posizione rispetto alla superficie. L'obiettivo principale della missione è dimostrare capacità operative che riducano il rischio per i futuri allunaggi con equipaggio di Artemis nel 2028. Isaacman ha sottolineato che questa missione è particolarmente importante proprio per il ruolo che Blue Origin ricopre nel programma Artemis. Il lancio è previsto non prima dell'autunno 2026.
E qui vediamo subito al grosso punto interrogativo sulla tempistica e più in generale sull'Agenda di Moon Base: l'esplosione del New Glenn sulla rampa di lancio, come abbiamo visto nel precedente articolo, è avvenuta appena due giorni dopo questo annuncio. Ci vorrà del tempo per capire i possibili impatti.
Moon Base II porterà il carico commerciale più pesante mai portato sulla superficie lunare, oltre 500 kg. Il lander sarà il Griffin di Astrobotic, e tra i carichi ci sarà il rover FLIP di Astrolab. Questa missione servirà a maturare le capacità di mobilità autonoma sulla superficie, le operazioni logistiche e i sistemi di supporto alla mobilità degli astronauti, informazioni preziose per i futuri Lunar Terrain Vehicle (LTV).
Moon Base III espanderà la comprensione scientifica della superficie lunare. La missione porterà il primo carico selezionato attraverso l'iniziativa PRISM (Payloads and Research Investigations on the Surface of the Moon) della NASA, un programma che riunisce università, ricercatori ed industria. L'indagine scientifica principale è Lunar Vertex, che studierà le cosiddette "lunar swirls", uno dei misteri più affascinanti della Luna. Si tratta di formazioni chiare che appaiono sulla superficie e che risultano in qualche modo schermate dagli effetti del vento solare. Capire perché esistono potrebbe migliorare la comprensione di come l'ambiente lunare evolve, come i materiali superficiali si modificano nel tempo e come le future infrastrutture si comporteranno in condizioni estreme. Il lander sarà il Nova-C Trinity di Intuitive Machines.
Un dettaglio importante di Moon Base III: la missione porterà anche payload dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e del KASI (Korea Astronomy and Space Science Institute, l'istituto di astronomia e scienze spaziali sudcoreano).
Uno degli annunci più importanti riguarda senz'altro i veicoli lunari di superficie. La NASA ha assegnato contratti a due aziende private per la prima fase dei Lunar Terrain Vehicle (LTV), sotto il programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services). Ad Astrolab sono andati 219 milioni di dollari. Il loro veicolo si chiama CLV-1 (Crewed Lunar Vehicle), è derivato dall'architettura FLEX dell'azienda, pesa circa 900 kg ed è progettato per trasportare astronauti e carichi. Può raggiungere oltre 9,6 km/h su terreno pianeggiante ed è in grado di operare in modalità remota.
All'azienda Lunar Outpost sono andati 220 milioni di dollari. Il loro veicolo si chiama Pegasus, è un'evoluzione del rover Eagle, più leggero, con durata operativa fino ad un anno, capace di funzionare in modalità manuale, autonoma o teleoperata a velocità superiori a 14,5 km/h.
Per portare tali rover sulla Luna, la NASA ha assegnato a Blue Origin un contratto da 188 milioni di dollari, con un'opzione aggiuntiva del valore di 280,4 milioni.
La NASA ha anche fornito aggiornamenti sulla missione MoonFall, che invierà quattro droni sulla superficie lunare (ispirati concettualmente al drone Ingenuity che ha volato su Marte) ma che sulla Luna utilizzeranno propulsori a gas freddo per compiere balzi fino a 50 km, esplorando terreni altrimenti irraggiungibili da rover. Questi atterreranno indipendentemente sulla superficie e raccoglieranno immagini ad alta risoluzione del terreno. Dopo il loro ultimo volo, un payload progettato per sopravvivere alla notte lunare continuerà ad operare per vari mesi, garantendo una presenza tecnologica continua al polo sud. Il veicolo di trasporto dalla Terra alla Luna sarà costruito da Firefly Aerospace, con lancio previsto nel 2028.
MoonFall ha il compito cruciale di esplorare i potenziali siti di allunaggio per le missioni Artemis con equipaggio e di mappare i depositi di ghiaccio nelle regioni permanentemente in ombra.
Vi è molto materiale nel sito della NASA, il riferimento è
Moon Base è progettata per essere la base operativa di tutte le future missioni Artemis sulla superficie. Per completezza concludo ricordando come si inseriscono le prossime missioni Artemis in questo programma. Artemis III è prevista per la metà del 2027 e sarà una missione di rendez-vous e docking in orbita terrestre bassa tra la capsula Orion e i lander lunari di SpaceX e Blue Origin. Artemis IV, prevista per il 2028, porterà per la prima volta due astronauti sulla superficie lunare.
Ultima considerazione, quanto presentato dall'ente spaziale Americano non è una generale manifestazione di intenti, ma un piano molto articolato e dettagliato per una presenza umana permanente sulla Luna, mai annunciato prima d'ora da un'agenzia spaziale. Sono programmate missioni con date, contratti assegnati con cifre, fornitori selezionati, strumenti scientifici specifici, fasi temporali definite.
Tutto questo però, alla luce dell'incidente avvenuto al lanciatore di Blue Origin, appena due giorni dopo l'annuncio NASA di Moon Base, ha aggiunto una forte incognita alla timeline del programma presentato, in particolare per Moon Base I e per i piani che a breve-medio termine coinvolgono Blue Origin.
Ma la direzione intrapresa è certamente quella giusta. Come sapete dalle pagine del blog, da sempre considero l'aspetto di collaborazione internazionale e di collaborazione tra pubblico e privati fondamentali per far progredire tutto il settore spaziale. Gli incidenti ci saranno sempre, siamo su tecnologie di frontiera necessarie per compiti di esplorazione di ambienti ignoti. E dobbiamo sviluppare e far maturare la nostra resilienza.
Mi fermo qui, come sapete avremo modo di approfondire i dettagli mano a mano che le cose prenderanno forma. Vi lascio con questo video
Stay tuned!
Alcuni riferimenti:


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