(Credit Blue Origin)
NEWS SPAZIO :- E' una delle cose che mi piace di più nell'avere un blog dedicato ad un ben preciso settore, possiamo - insieme! - vedere cosa accade nel tempo, seguire le notizie più importanti e dare continuità degli aggiornamenti.
Ed infatti, ora che la pausa estiva è conclusa, torniamo a parlare di Blue Origin, l'azienda aerospaziale di Jeff Bezos che lo scorso 28 maggio ha visto esplodere un razzo New Glenn sulla rampa di lancio a Cape Canaveral, durante un test di accensione statica. Ne abbiamo parlato qui
Ad oltre due mesi di distanza, la notizia è che Blue Origin ha finalmente reso pubblica la causa dell'incidente. E non solo, nel frattempo la ricostruzione del pad procede a ritmo serrato, con qualche sorpresa interessante all'orizzonte.
Nell'esplosione del razzo vettore era caduta la torre di protezione antifulmine ed era andato distrutto il transporter-erector, il braccio che solleva e sostiene il razzo sulla rampa.
Sono invece sopravvissuti il deposito dei propellenti, la torre dell'acqua e l'edificio di integrazione orizzontale, permettendo ai team di rientrare rapidamente sul sito per i lavori di recupero.
Il 5 agosto scorso l'amministratore delegato Dave Limp ha comunicato pubblicamente l'esito delle indagini. L'anomalia è stata fatta risalire alla valvola principale dell'ossigeno in uno dei sette motori BE-4 del primo stadio, un dato confermato sia dai dati di telemetria sia dal recupero e dall'ispezione dei detriti.
Limp non ha specificato il preciso meccanismo del guasto — se si sia trattato di un inceppamento meccanico, del cedimento di una guarnizione o altro — ma ha sottolineato che sono stati condotti test estesi, sia sul singolo componente che su motori completi, per caratterizzare il problema e validare le contromisure.
La buona notizia per Blue Origin è che bastano modifiche mirate alla valvola, applicabili in retrofit sui motori già esistenti senza dover avviare nuove linee di produzione. L'hardware aggiornato è già in lavorazione ed è atteso pronto entro fine agosto.
Attenzione, poiché due motori BE-4 alimentano anche il primo stadio del razzo vettore Vulcan Centaur di ULA (United Launch Alliance). Anche se i motori progettati per il Vulcan non sono identici a quelli usati nel New Glenn, secondo SpaceflightNow Blu Origin effettuerà le necessarie modifiche ai motori BE-4 di Vulcan.
Qualche notizia sul fronte della ricostruzione e del ritorno del New Glenn a volare, Blue Origin non sta semplicemente rimettendo in piedi il Launch Complex 36 così com'era prima dell'incidente. L'azienda ha scelto di adottare un concetto operativo ibrido, già in sviluppo per i veicoli futuri. Gli stadi vengono cioè accoppiati in orizzontale all'interno dell'edificio di integrazione, trasportati fino alla rampa su di un trasportatore più semplice, e sollevati in verticale tramite gru solo a quel punto, con l'integrazione del payload che avviene direttamente sul pad.
Il vantaggio di questa soluzione è duplice. Da una parte si evita di dover ricostruire da zero il transporter-erector distrutto nell'esplosione, dall'altra si pongono le basi per una cadenza di lancio più sostenuta in futuro.
La torre di accesso al veicolo (sopravvissuta all'incidente) è stata nel frattempo smontata in sezioni per essere aggiornata con nuove piattaforme e nuovi sistemi di fluidi e controllo, in vista del rimontaggio.
L'obiettivo dichiarato resta il ritorno al volo entro la fine del 2026, una volta che il pad sarà pronto.
E guardando oltre, Blue Origin sta già lavorando al prossimo capitolo, un secondo launch complex, LC-36B, a poche centinaia di metri di distanza, pensato per una versione ben più grande del razzo, il New Glenn 9×4. Si tratta di un vettore alto quasi 120 metri, contro i circa 98 dell'attuale configurazione 7×2), con nove motori BE-4 sul primo stadio e quattro BE-3U sul secondo, capace di portare circa 70 tonnellate in orbita bassa con un'ogiva da 8,7 metri di diametro (decisamente un'altra bestia!).
E non dimentichiamo la necessità di New Glenn di tornare operativo il prima possibile per poter lanciare il lander lunare Blue Moon, necessario per la prossima missione Artemis III
Stay Tuned!
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